Logon ha un piano per il 2026: vogliamo rompere le bolle

A cura di Francesca Memini

Febbraio 3, 2026

Rompere le bolle -Logon odv

Siamo mancati per un po’, vi siamo mancati? Se non vi siamo mancati evidentemente non ci conoscevate. Quindi per i nuovi arrivati procediamo con un recap.

Cos’è Logon

Logon ODV nasce nel 2021 dall’incontro tra persone diverse, con percorsi diversi, ma con una preoccupazione comune: capire che cosa sta succedendo nello spazio digitale e come questo sta cambiando le nostre vite sociali, culturali, educative e politiche. All’epoca il punto di partenza era la disinformazione. Non perché fosse un tema di moda (spoiler: era un tema di moda), ma perché già allora era chiaro che la circolazione distorta delle informazioni non era un incidente del sistema, ma una sua caratteristica strutturale.
Negli anni successivi il quadro si è complicato. Le piattaforme sono cambiate, i linguaggi si sono trasformati, l’intelligenza artificiale generativa è entrata con forza nelle pratiche quotidiane di studio, lavoro e comunicazione. Per esempio: sapreste dirci con sicurezza se questo testo è stato scritto da un LLM?

La sensazione diffusa è che tutto stia accelerando, mentre gli strumenti per orientarsi restano fragili, diseguali, spesso riservati a chi ha già capitale culturale e tempo per informarsi.
Logon esiste per stare in questo spazio scomodo.
Non vogliamo fornire risposte semplici (non le abbiamo!), né insegnare “come si usa” l’ennesimo strumento, tanto a breve ne arriverà un altro. Vorremmo costruire contesti in cui le domande giuste possano essere poste, condivise e discusse, per stare scomodi insieme.
Il nostro lavoro parte da un’idea semplice ma ambiziosa: i fenomeni digitali non sono solo tecnici, ma sociali, culturali, linguistici, politici. Capirli richiede sguardi diversi, competenze che dialogano, tempi che non coincidono con quelli dell’aggiornamento compulsivo e del doomscrolling. Richiede anche di accettare che spesso non sappiamo ancora cosa sia giusto fare, ma possiamo osservare, mappare, sperimentare, riflettere e condividere.

Cosa facciamo

Negli ultimi anni ci siamo mossi soprattutto nel mondo della scuola e della formazione, lavorando con insegnanti, educatori, studenti. Non perché la scuola sia “indietro” (cioè, a volte lo è, ma non lo fa apposta), ma perché è uno dei luoghi in cui le trasformazioni digitali mostrano con maggiore evidenza le loro contraddizioni: tra richiesta di innovazione e mancanza di strumenti, tra entusiasmo e paura, tra delega e responsabilità, tra insegnanti e studenti.

Oggi sentiamo l’esigenza di fare un passo in più. Cambiare postura, prima ancora di allargare il raggio d’azione.
Parliamo spesso di bolle informative, echo chamber, ambienti chiusi. Ma le bolle non sono solo algoritmiche. Sono anche sociali, professionali, disciplinari, generazionali. Ci muoviamo tra persone simili a noi, leggiamo chi ci rassicura, discutiamo con chi condivide già le stesse categorie di pensiero. Questo vale anche per chi si occupa di cultura scientifica, educazione, tecnologia.
Per questo uno dei nostri obiettivi è “rompere le bolle”.

Vogliamo creare occasioni di incontro tra mondi che normalmente non si parlano: discipline diverse, età diverse, esperienze professionali lontane. Mettere queste differenze nella stessa stanza, fisica o simbolica, e vedere che cosa succede. Non per convincere, ma per contaminare.
In questo percorso si inseriscono alcune delle linee di lavoro che stiamo sviluppando.

Una riguarda l’intelligenza artificiale, come fenomeno che modifica il modo in cui costruiamo e deleghiamo il giudizio. Prima di insegnare “come usarla” – non è un oggetto da addomesticare rapidamente! – ci interessa capire che cosa sta già facendo: nelle scuole, negli ospedali, nei luoghi dell’informazione, nelle pratiche quotidiane.
Per questo stiamo lavorando a un osservatorio che raccolga esperienze, ricerche, percorsi formativi, mettendo ordine in un panorama frammentato e spesso rumoroso.
Un’altra linea riguarda l’epistemia: il passaggio da forme di conoscenza basate sulla verifica a sistemi che producono plausibilità. È un tema che attraversa l’IA, ma anche il dibattito pubblico più in generale. Lavorarci significa fare educazione civica nel senso più profondo: interrogarsi su come si costruisce un sapere condiviso, su chi decide che cosa è affidabile, su qual è il valore del significato sul significante, su quali competenze servono per non delegare tutto.

C’è poi un filone che ci accompagna da tempo e che continua a sorprenderci: l’uso dei meme come dispositivo pedagogico. I meme infatti formano un linguaggio culturale complesso, capace di condensare significati, conflitti, stereotipi. E a volte anche scorciatoie comunicative per arrivare dove altre forme di comunicazione rischiano di fallire. Stiamo raccogliendo esperienze che vanno dalla didattica della matematica all’educazione affettiva e alla prevenzione della violenza di genere, con l’idea di capire che cosa funziona, perché, e come rendere queste pratiche condivisibili.

Infine, ci interessa sperimentare forme di produzione culturale e comunicazione che non siano solo frontali. Laboratori, incontri in biblioteche e spazi di aggregazione, progetti partecipativi in cui dati, storie ed esperienze possano diventare conoscenza accessibile. Non sempre “formazione”, spesso esplorazione guidata.

Cerchiamo nuovi soci e alleati

Logon è un’associazione di volontariato. Questo significa che non abbiamo risposte pronte né strutture rigide. Abbiamo però un contenitore di possibilità, una rete in crescita, e la volontà di fare le cose sul serio senza prenderci troppo sul serio.

entra in Logon ODV
Persone che abbiano competenze, curiosità, tempo variabile, idee ancora confuse o molto chiare.

Non serve fare tutto, né essere d’accordo su tutto. Serve avere voglia di costruire, di contaminare i saperi, di stare nella complessità senza scappare. Diventare soci è facile. 
Se stai cercando un luogo in cui le domande contano più delle risposte, in cui l’interdisciplinarità non è uno slogan e in cui si può lavorare insieme divertendosi anche un po’, probabilmente Logon è un buon posto da abitare.

Francesca Memini

Laureata in filosofia, mi occupo di progettazione e comunicazione strategica in ambito medico, collaborando con agenzie di comunicazione, università, associazioni di pazienti e società scientifiche. Ho conseguito un master in Medicina Narrativa presso Istud Sanità e ho svolto attività di formazione per i professionisti della salute. Ho fondato lo studio Con cura per la progettazione di attività di comunicazione di salute e digital health.

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